Ieri sera, alle 22 e 30, al termine della proiezione del film Videocracy, per la prima volta da quando ad aprile abbiamo solcato le strade d'Europa alla ricerca della nostra nuova casa al nord, mi sono sentito TRISTE. Avrei voluto quasi piangere... una sensazione che non provavo da un bel po'. E per chi, per cosa? Per il mio Bel Paese che di bello ha ormai solo quelle immense opere d'arte che i nostri antenati ormai lontani ci hanno lasciato, personaggi dai nomi altisonanti che hanno fatto della nostra Italia un tesoro di arte, letteratura, architettura e chi più ne ha più ne metta.
Ma quello che, a malincuore, ho assistito ieri sera è stata una coltellata al proprio essere italiano, al proprio orgoglio e al proprio amore per una patria che ora non è più la tua. Il film, non è un film su Berlusconi, ma è un documentario su come, in trent'anni, il mondo della televisione da lui inventato ha letteralmente modificato il modo di pensare, di vedere le cose di noi italiani.
Quella scatola magica, la televisione, con il suo devastante potere di entrare in tutte le case, può plasmare le menti delle persone, condizionandone gli interessi, le passioni e persino i sogni e le aspirazioni personali. Mi verrebbe da pensare che la colpa siamo anche noi, la colpa è anche di chi guarda; ma poi mi rendo conto che siamo solo degli uccelli chiusi in gabbia che vedono sempre lo stesso paesaggio, quello che vedono tutti giorni dalla stessa finestra. E' ovvio che si può fare anche a meno di guardare, ma è difficile. Spegnere la tv, pubblica o privata che sia, è pur sempre difficile.
Di tutte queste cose te ne rendi conti quando inizi a guardare le cose come attraverso la lente grandangolare di una macchina fotografica, perdi i dettagli ma cogli l'insieme. Vivere all'estero ti offre questa possibilità... guardare le cose da un altro punto di vista, perdere il contatto con la tv che hai guardato fin da bambino e magari scoprire con un pizzico di sollievo che alle 11 di sera se vuoi fare un po' di zapping non sei costretto a sorbirti solo improbabili rete televisive private con tette, culi e numeri telefonici erotici.
Ma poi, quando decidi di andare al cinema a vedere una forte testimonianza come quella di Videocracy, allora questo ti fa male e riesci quasi a vergognarti di essere vissuto fino a l'altro ieri in un paese dove ha successo un Corona che finisce in galera e scrive libri, pubblica dischi o vende t-shirt o dove ambire a fare la velina è uno desideri più accarezzati dalle teenagers nostrane.

Apparire, diventare famosi, guadagnare soldi facili, magari fregando se possibile anche il prossimo; questi sono i valori che la tv oggi nel Bel Paese passa... ieri sera ero molto triste, amareggiato, diciamo pure quasi incazzato... triste perché non vedo una via di fuga da tutto questo. Come dice Davide, la cui lettera a Beppe Severgnini del Corriere è stata pubblicata oggi su Italians con il titolo: "
L'Italia rimane lì, indolente, lumacosa", forse le cose dovrebbero peggiorare veramente perché qualcosa possa forse cambiare. E' brutto dirlo, ma non penso che quello che dice non sia poi tanto lontano dalla verità. Davide oggi per me è un nuovo amico conosciuto la settimana scorsa a Stoccolma, ma nella realtà dei fatti è un ricercatore bolognese emigrato per necessità di lavoro.
La televisione contribuisce inesorabilmente a farcire il "Bel Paese" con un sapiente mix di "Tragedie e Commedie" alternando immagini e notizie di frane, delitti, omicidi, malasanità a momenti di falsa felicità con i reality show, le partite di calcio e i teatrini politici: "panem et circenses" (questa me l'ha suggerita la Silvia dall'alto del suo Liceo Classico).
Stamattina la tristezza non è ancora del tutto scomparsa perché il mio pensiero è ancora là, ma per lo meno sono interiormente felice e profondamente convinto della nostra scelta.