giovedì 10 dicembre 2009

Burocrazia italiana che delizia - parte 2

Con la giornata di oggi è iniziato il processo che, speriamo, ci porterà entrambi all'iscrizione di un corso universitario qui in Svezia. La richiesta di iscrizione di per sè non è per nulla complicata, e viene inviata in modo telematico attraverso un sito centralizzato che serve tutte le università svedesi. I documenti che vengono richiesti, anche qui, non sono nulla di speciale: si tratta semplicemente del diploma di maturità e del certificato di laurea con esami e crediti universitari mentre il risultato del TOEFL viene spedito automaticamente. Il tutto non costa assolutamente nulla, e la cosa ormai ci sembra abbastanza normale. 
Non avevamo fatto i conti con la burocrazia italiana, però (anche se temevamo il momento in cui avremmo dovuto affrontarla) !
Per questioni connesse al riconoscimento dell'abilitazione professionale, io mi ero già premunita prima di partire dall'Italia di un bel numero di tali certificati, mentre Gabriele ha bisogno di un banale certificato di laurea che riporti i crediti universitari, possibilmente in inglese (mah ?).
Decidiamo stamattina di telefonare alla segreteria studenti dell'università di Padova per chiedere lumi. Dopo 3 tentativi riusciamo a parlare con una gentile impiegata, che ci dirotta su una pagina web dedicata al servizio, dove è presente un numero di telefono o, in alternativa un indirizzo email. Ok, procediamo: il numero di telefono è in realtà un fax, quindi decidiamo di tentare la strada della mail, che tuttavia torna indietro ("bad address": eppure ricontrolliamo, era scritto giusto).
Richiamiamo il primo numero, che suona a vuoto per un bel po', e dopo 3 altri tentativi riusciamo a parlare con una seconda persona che ci fornisce le seguenti informazioni: 
- il numero indicato e corrispondente al servizio certificazioni è solo un fax (ma allora, perchè scrivete "telefono" ??)
- dell'indirizzo email non funzionante non ha la più pallida idea
- per richiedere il certificato di cui abbiamo bisogno, dobbiamo mandare un fax al numero di cui sopra (ok...), una copia del documento di identità (ok...) e - udite udite ! - una marca da bollo da 14,62 euro se il certificato viene usato all'estero ! Eh certo, come se fosse possibile acquistare una marca da bollo in Svezia !!! 
- ovviamente il certificato viene emesso in italiano (d'accordo, le nostre speranze di poterlo avere in inglese erano davvero utopistiche...) quindi dovremo farlo tradurre.

Conclusione della faccenda (tra telefonate e attese varie, il tempo perso ammonta a 2 ore, quasi quasi facevo prima a prendere la Ryanair in giornata): assodato che trovandoci fisicamente in Svezia non riusciremmo ad avere il fantomatico certificato uso estero e che dovremmo sfruttare la pazienza di qualche genitore volonteroso munito di delega e marca da bollo nel borsello (e già qui, vi sembra normale ?), abbiamo deciso che richiederemo ugualmente il certificato via fax, e appositamente ci dimenticheremo di dichiarare che il certificato andrà tradotto e usato in Svezia. Ovviamente qui della marca da bollo italiana non gliene importa un fico secco, e di questo ne abbiamo già avuto la prova qualche mese fa (dopo furente discussione sempre alle segreterie universitarie a Padova).
Insomma, siamo nell'Unione Europea: se la marca da bollo non serve per l'uso in Italia, perchè dovrebbe servire in un altro stato dell'EU che oltretutto ne ignora l'esistenza ?
O che sia il caso che i nostri amici che ci vengono a trovare dall'Italia, oltre a portarci scorte di sopressa e culatello, ci portino anche qualche marca da bollo di riserva ?

mercoledì 9 dicembre 2009

La burocrazia italiana colpisce ancora

Ho riflettuto prima di scrivere questo post. Soprattutto sul fatto se avrei dovuto scriverlo oppure no... il rammarico e l'amarezza però non mi hanno permesso di tacere e quindi ecco a voi l'ennesima brutta storia creata dalla burocrazia italiana...
Circa un anno fa venni a sapere che la pubblica amministrazione per la quale lavoravo in Italia aveva provveduto a cambiare tutta una serie di computer ai propri dipendenti. I computer più obsoleti sarebbero stati dismessi, ossia non più utilizzati per alcuno scopo e sarebbero finiti ammucchiati uno sull'altro dentro uno scantinato.
I computer erano tuttavia perfettamente funzionanti e così iniziai a darmi da fare per ottenere il seguente risultato: spedire una decina di computer in una missione in Tanzania per il tramite della mia parrocchia di origine in Friuli. Già in passato avevamo avuto l'occasione di realizzare qualcosa per una scuola in costruzione nel paese di Same e così questa sarebbe stata una buona occasione per dotare le aule anche di un po' di tecnologia; come spesso succede quello che da noi viene buttato, altrove può essere utilizzato proficuamente.

Così, settimana dopo settimana, convinsi i vari responsabili a destinare i computer a questo scopo. I passaggi da fare però sarebbero stati nell'ordine: formattare i computer eliminandone tutto il contenuto, recuperare tastiere mouse e monitor, dismettere il tutto dall'inventario della pubblica amministrazione, destinare ufficialmente il materiale alla parrocchia ed infine organizzare il trasporto da Padova in Friuli.
Passo dopo passo, andando a rompere le scatole giorno dopo giorno ai vari interessati, riuscimmo finalmente a fare i primi passi, finché un giorno, in fretta e furia mi venne richiesto di far pervenire alla mia amministrazione una lettera super-urgente da parte della parrocchia con la richiesta ufficiale dei computer con la destinazione alla missione in Tanzania. In poche ore quel giorno riuscii a far arrivare in segreteria il fax firmato perché sembrava che da un giorno all'altro tutto sarebbe stato pronto.
Dal quel fax sono passati diversi mesi, intanto noi avevamo preso la via della Svezia e di tanto in tanto via email mi rifacevo vivo con i vari interessati al fine di conoscere lo stato di avanzamento della pratica. A luglio il lavoro tecnico sui computer era stato terminato, tanto che qualche tempo dopo mi chiesero di organizzare il trasporto e così feci. Un camioncino degli alpini una mattina di settembre stava per partire alla volta di Padova quando mi arrivò in fretta e furia il contrordine di fermare il camion perché bisognava avere un nulla osta da parte della "Sede Centrale".
Ma come? Dopo sei mesi di tira e molla sta per arrivare il camion e mi si dice che serve un ulteriore parere? Vabbé, tanto è una questione di pochi giorni mi viene detto, perché "una specifica commissione" si sarebbe riunire alla fine del mese di settembre. E così è stato, ma da allora non ebbi più notizia alcuna. Ogni tanto mi rifacevo vivo alla ricerca di qualche novità ma mi è sempre stato detto di aver fiducia che presto il tutto si sarebbe risolto.
Stamattina controllo la posta dell'ufficio (cosa che faccio di routine una volta alla settimana per eliminare più che altro lo spam) e mi trovo una mail con oggetto: "Verbale della commissione di valutazione...". Bene dico, finalmente ci siamo... apro la mail e cosa mi ritrovo?
Cito parte del testo del burocrate di turno: "... alla luce di valutazioni sulla scorta della normativa vigente (DPR 254/2002), non è purtroppo possibile autorizzare la cessione gratuita di beni dismessi ad una Parrocchia".
Ma mi state prendendo per il culo? "Alla luce di valutazioni sulla scorta"... non ci posso credere... e adesso chi glielo dice a quelli che aspettano i computer da mettere sul primo container che partirà alla volta dell'Africa? Otto computer che non servono a nessuno, che sono stati dismessi e che potrebbero far felici più di qualcuno rimarranno inutilizzati o ancor peggio portati alla discarica... e magari qualcuno dovrà anche pagare il conto per il loro smaltimento...
Complimenti davvero burocrazia italiana, oggi nei hai combinata un'altra delle tue ! Questo non non è altro che il risultato dell'improvvisazione che regna sovrana... in dieci anni non c'è mai stata una cosa che era sicura o un qualcuno che sapesse veramente come stavano le cose, che fosse in grado di conoscere cosa sarebbe successo il giorno dopo, o un regolamento, una legge, un concorso che fosse uguale per tutti. Pensavo che almeno su questa cosa cosa tutto sarebbe filato liscio, ma anche oggi la delusione e l'incazzatura è stata grande.
Chiudo queste mie righe ringraziando comunque i colleghi che in tutti questi mesi si sono resi disponibili a collaborare nel perseguimento di questa storia orami impossibile.

martedì 8 dicembre 2009

Che arrivi la neve?

Con poco più di 15 giorni che ci separano ancora da Natale, la neve qui a Norrköping ancora non si è vista. O meglio si è vista per un giorno ma senza dare luogo ad accumuli al suolo. Poi abbiamo avuto un paio di giorni di brina con paesaggi che si sono cristallizzati di bianco, ma ora è tempo che l'inverno si dia una mossa.
Novembre ha chiuso su livelli alti, nel senso che le temperature si sono mantenute per gran parte del mese sopra la media e pochissime sono state le giornate sotto zero. Oggi dando un'occhiata alle mappe meteorologiche previste per la settimana, sembra che finalmente qualcosa si muova all'orizzonte. Vediamo di spiegarci meglio.

A metà settimana un cuneo di alta pressione dovrebbe stabilirsi sull'Europa occidentale spingendosi dalla Spagna fino oltre la Scozia. Un'area di bassa pressione ricolma di aria fredda invece si andrà rafforzandosi sulla Russia occidentale e sui paesi dell'Europa orientale ad essa confinanti. La Scandinavia si troverà quindi sul bordo di questi due sistemi con correnti settentrionali che nel weekend dovrebbero portarci aria gelida direttamente dal Polo.

Le temperature quindi sono destinate a calare decisamente sotto lo zero e dovrebbe quindi anche fare la comparsa la neve; staremo a vedere nei prossimi giorni se questo trend verrà confermato oppure no. Potrebbe essere un buon passo verso un Natale imbiancato.
A sentire i "locals", non sono stati molti gli inverni che hanno visto un "Bianco Natale" da queste parti e chissà che questa sia la volta buona; sarebbe proprio una bella sorpresa per il nostro primo Natale in terra svedese.

lunedì 7 dicembre 2009

Regole igieniche

Quando lavoravo in Italia, ricordo molto bene che, a parte il camice d´ordinanza, non c´erano particolari altre regole da rispettare, in fatto d´abbigliamento, da parte del personale sanitario. Ovvero: si vedevano colleghi che sotto al camice portavano giacca e cravatta, altri jeans e maglietta, molti le scarpe fighette anche durante il giro pazienti in reparto. Ovviamente, le stesse scarpe con cui erano arrivati da casa propria. Il fatto di portare gli zoccoli, o una tutina da ospedale, era molto facoltativo.
Qui invece le regole in fatto d´abbigliamento, e soprattutto in fatto di "accessori", sono molto ma molto piu´ restrittive. E questo allo duplice scopo di non portare in ospedale i batteri di casa, e di non portarsi a casa quelli dei pazienti. E cosi´ siamo tutti vestiti di una simpatica tutina bianca (casacca + pantaloni) che si cambia ogni giorno, e ai piedi abbiamo zoccoli o semplicemente ciabattone destinati al solo uso ospedaliero. Vietato l´uso delle maniche lunghe (a cui i germi malefici si attaccano), e per fortuna che dentro e´ abbastanza ben riscaldato ! Vietato portare anelli (neanche la fede !), braccialetti, orologi al polso (i batteri si attaccano anche a quelli). Mai stringere la mano al paziente o ai parenti: cosi´ si limita il diffondersi dei germi (a me questa cosa fa ancora un po´ strano, ma cosi´ sia...). E tutto questo viene costantemente ricordato da una quantita´ incredibile di cartelli appesi un po´ dappertutto, e da numerose statistiche che enumerano in che percentuale i controlli hanno "beccato" il personale a non rispettare le suddette regole.
Non so in che misura il tutto prevenga il diffondersi delle infezioni, ma il ragionamento che supporta queste misure mi sembra corretto. Che sia il caso che anche in Italia si inizi ad introdurre qualche regola del genere ?

sabato 5 dicembre 2009

Quiz del weekend

Oggi vi proponiamo un quiz con due domande. Ecco come mi è venuta l'idea di sottoporre a voi lettori questa simpatica iniziativa.
Ieri sera Rocket (il piccolo Riccardo), nel suo ruolo di guastatore (vedi post di Marco qui), è riuscito a sottoporre il sottoscritto e suo papà ad una prova di destrezza ed intelligenza.

Luogo dell'operazione: casa nostra.
Descrizione: la foto rappresenta il risultato dell'operazione di Rocket.

E adesso tocca a voi dare le risposte alle seguenti domande:
1) di cosa si tratta?
2) come è stata risolta la situazione?

Si attendono proposte e soluzioni, buon divertimento !

venerdì 4 dicembre 2009

Full-immersion di inglese

La nostra iper-attività non ci lascia tregua e ci fa sempre guardare avanti alla ricerca di qualcosa di nuovo, di interessante, di stimolante dove sperimentare le nostre menti... e così, da quando siamo tornati dagli States, la nostra passione per lo spazio e le tematiche scientifiche ha ritrovato nuovo vigore.
Ci siamo quindi chiesti: visto che l'istruzione in Svezia è gratuita a tutti i livelli, perché non vedere di trovare un bel corso universitario (e non) da seguire, magari d'estate, magari scegliendo anche tra le tantissime offerte di "distant learning", ossia di corsi via internet dove non è richiesta la presenza in aula.
Nel mio caso (visto che Silvia è già impegnata a tempo pieno con l'ospedale), potrei anche tentare la via di un master post universitario, perché no anche qui in città a Norrköping, in fin dei conti la sede è ad un tiro di schioppo da dove abitiamo. Ovviamente l'attenzione e la ricerca deve essere limitata ai corsi in lingua inglese, perché il mio svedese è a livello base per ora. L'unico "ostacolo" da superare, che ora rappresenta la nostra prossima meta, è il TOEFL.

Per coloro che non sapessero cos'è il TOEFL (Test of English as a Foreign Language) è un esame atto a valutare le capacità linguistiche di studenti non di madrelingua inglese che è richiesto da college, università, agenzie governative ed anche aziende. Esiste un punteggio minimo che deve essere superato per risultare idonei, punteggio che deve essere raggiunto con lo svolgimento di quattro prove distinte che valutano la capacità di comprendere un testo scritto (Reading), di capire delle conversazioni (Listening), di esprimere opinioni oralmente (Speaking) ed infine di scrivere un testo correttamente (Writing).
Il TOEFL in versione iBT (Internet Base Test) non è una passeggiata e richiede un po' di preparazione, visto che tutto è perfettamente schedulato da una tempistica molto rigida. Ci sono prove che valutano anche le varie capacità in maniera integrata (reading-listening-speaking). Faccio solo un esempio: dopo aver letto in un minuto un testo ed ascoltato in cuffia una persona esprimere un parere personale, si ha a disposizione 15 secondi per riflettere e 45 secondi per esprimere il proprio punto di vista.
Non serve quindi solo "studiare l'inglese" ma anche capire le dinamiche del test per risultare a proprio agio il giorno del test e non sprecare così tempo prezioso nella comprensione di quello che deve essere fatto.
Quindi l'obiettivo è fissato: abbiamo prenotato il test per un sabato prima di Natale a Stoccolma, ora inizia la fase di full-immersion in inglese (e come se non bastasse devo tenermi comunque allenato nel mio svedese basico).
Oltre ai vari test che si possono trovare su internet abbiamo deciso per le prossime due settimane di provare a parlare in casa inglese e svedese (cercando di limitare l'italiano alle situazione di emergenza). La TV poi è un'altra preziosa fonte di esercizi visto che la maggior parte dei canali è in inglese...

giovedì 3 dicembre 2009

Banche & co.

Chi ha una simpatia per banche ed affini alzi la mano. La sottoscritta, da quando aprì un conto presso una delle maggiori banche italiane nel lontano 2004, le ha sempre odiate. Lunghissimi contratti impossibili da leggere e comprendere appieno, pieni di clausole capestro, costi nascosti (alla faccia dell'iniziativa "Trasparenza bancaria" pubblicizzata da innumerevoli volantini), tant'è che anche conti a "costo zero" vengono a pesare sul bilancio annuale con più di qualche decina di euro alla fine della festa. 

Ebbene, quando siamo venuti in Svezia mi aspettavo la stessa cosa, e un po' mi scocciava dover aprire un conto in banca anche qui. Eppure mi sono dovuta ricredere almeno un po'. Non che adesso la mia opinione delle banche sia cambiata dal giorno alla notte, ma almeno non sono così negativa come prima. 
Anche qui certamente si firma un contratto di apertura conto, che è però sensibilmente meno lungo di quello italiano, e abbastanza comprensibile. Ma la vera differenza sono i costi. La nostra banca, che abbiamo scelto grazie anche a consigli dei nostri amici svedesi, e che è una delle poche banche svedesi abbastanza "solide" e non impelagate con investimenti nei Paesi del Baltico, offre un conto che  è veramente a "costo zero". Zero corone per aprirlo, zero corone mensili, zero corone di chiusura (e fin qui tutto ok) ma anche zero corone per i bolli. E ancora: voglio pagare qualcosa (luce, affitto, altro) su internet ? L'addebito automatico sul conto è zero (e fin qui tutto normale) ma è anche zero il costo se voglio pagare un bollettino. Se penso alla fila alle Poste, e di quell'euro o poco più che viene caricato su ogni pagamento, mi viene quasi male ... 
Voglio mandare dei soldi in Italia ? 1 euro è il costo. Voglio fare la stessa cosa dall'Italia alla Svezia ? L'ultima volta mi è venuto un infarto: 20 euro di commissione, per una transazione online (niente di diverso, dunque) di neanche 100 euro. Ma non siamo sempre nell'EU ?
E poi la sicurezza online. In Italia c'è il codice di accesso, e la password. Poi per compiere operazioni di non particolare complessità bisogna aggiungere un'altra password che sta scritta su una tesserina tipo gratta-e-vinci, o alternativamente in un "token" elettronico (che nervoso quando cambia sotto i vostri occhi, e non si sa più se bisogna mettere la prima o la seconda...). 
Qui è tutto molto semplice: si installa sul computer un certificato elettronico detto e-legitimation, e basta una sola password (ottimo per gli smemorati) per entrare nel conto e per effettuare ogni tipo di operazione. Ovviamente lo si può fare solo dal computer dove il certificato elettronico è installato, e questo a mio parere è una cosa abbastanza sicura. 
Ma la e-legitimation (per chi è curioso: www.e-legitimation.se), rilasciata dalla banca, serve anche a molte altre cose: a stampare dalla propria stampante certificati anagrafici di ogni tipo, ad entrare nelle proprie pagine della Försäkringskassan dove si può calcolare in modo personalizzato quanti giorni si hanno e quanto si percepisce in caso di licenza di maternità/parternità (e dove nonchè si può anche far richiesta di pensione, e molto altro...), ad aprire un'azienda (anche una s.p.a.), a fare la dichiarazione dei redditi online...
Insomma si perde molto ma molto meno tempo per fare cose che in effetti sono banali. E quello che più importa, oltre a non perdere tempo e denaro, non si perde la pazienza !

mercoledì 2 dicembre 2009

Che brinata !

Eccoci arrivati finalmente all'inverno svedese. Ieri pomeriggio con il cielo sereno e le previsioni che prevedevano per la notte le temperature in brusco calo c'era da aspettarselo. E così è stato. Ieri sera il termometro sul terrazzo esposto a sud prima di andare a dormire era in territorio negativo ed al risveglio stamattina lo spettacolo è stato garantito.
Una bella brinata ha coperto di bianco tutto il paesaggio. Durante le ore più calde della mattinata, con il termometro intorno ai 0-1°C gran parte del paesaggio è rimasto intatto, specialmente nelle parti in ombra che in questa stagione con il sole basso sull'orizzonte abbondano.
Prima di pranzo ho deciso di accompagnare Marco a prendere "Rocket" (il pupo) all'asilo nido; Rocket è il nome di battaglia di Riccardo. Da quando abbiamo iniziato ad usare delle comodissime radio portatili per comunicare tra di noi, ognuno ha ora un proprio nome di battaglia. La Silvia è "My Star", io sono "G-Force", Marco è "Foxtrot"... manca solo la Giulia. Quella della radio portatile è stata una trovata veramente geniale che ci permette di tenerci in contatto senza dover per forza di cose utilizzare il telefono, Skype o i segnali di fumo (visto che abitiamo gli uni di fronte agli altri).

Durante la passeggiata di mezz'ora che separa casa nostra dal nido, ho potuto godermi ancor di più gli effetti della brinata. Il cielo blu, il sole basso con la sua luce calda tipica di quando l'illuminazione è quasi radente, il bianco nei prati di erba e dappertutto intorno a noi, hanno reso il tutto molo piacevole. Purtroppo non avevo con me la fotocamera ma ad ogni modo sono riuscito ad immortalare un paio di scorci con il telefono.

C'è comunque da dire che i passeggini delle mamme svedesi hanno un particolare che li rende particolarmente adatti alle giornate come queste ma soprattutto alle giornate in cui in futuro ci sarà la neve al suolo: gomme quasi da fuoristrada, grosse ed alte, altro che le nostre gomme lisce tipo "slick" da Formula 1 !