sabato 6 aprile 2013

Attraversare l'Atlantico in nave


Il viaggio attraverso l’Oceano Atlantico è stato al di sopra di ogni mia aspettativa. L'ospitalità a bordo é stata davvero ottima e le esperienze umane e lavorative raccolte sono state di indubbio valore. Durante i dieci giorni trascorsi a bordo sono successe parecchie cose che hanno reso il viaggio nel suo complesso molto interessante ed anche avventuroso per certi versi.
Alla partenza c’é stato un ritardo di oltre un giorno che mi ha permesso di visitare ancor meglio la città vecchia di San Juan, ma poi finalmente sabato 16 marzo abbiamo levato le ancore. Il tassista di fiducia dell’agente di San Juan che cura tutti gli aspetti logistici a terra, mi ha prelevato all'hotel e portato fino ai piedi della nave dove sono stato accolto dall’equipaggio.
Ho ricevuto la camera dell’armatore ossia una doppia stanza al piano più alto tra quella del capitano e quella dell’ingegnere capo, appena sotto il ponte di comando. Il capitano era un indiano di Bombay con una lunga esperienza in mare ma anche a terra come Vessel Manager, cosa che mi ha permesso di presentare e descrivere al meglio l'ampio spettro dei servizi offerti dal nostro ufficio. L'equipaggio, composto in totale de 23 persone, era per la maggioranza di origine filippine a parte l'ufficiale capo un ragazzo sikh dell'India del nord e la parte tecnica del personale: ingegnere capo dalla Polonia, secondo ingegnere ed ingegnere elettrico dall'Ucraina.

Alla partenza appena il pilota ci ha lasciato (per entrare ed uscire da ogni porto c'è sempre bisogno della figura del pilota che guida il capitano fuori dal porto e fino alla pilot station) abbiamo avuto il primo incidente. Il capitano aveva appena dato il "full speed ahead" ed impostata la rotta verso Santa Maria (Azzorre) quando è arrivata la notizia relativa ad un piccolo incidente che aveva coinvolto un marinaio. Il personaggio aveva infilato un dito dove non doveva e si era schiacciato il dito tanto che non era possibile giudicare era fratturato oppure no. Il capitano non ha voluto prendere rischi ed ha ordinato il trasporto a terra del marinaio. Questa operazione ha implicato quasi cinque ore di attesa prima che una barchetta venisse a prelevare il soggetto in questione.
I primi giorni di navigazione sono poi trascorsi tutto sommato bene ed abbiamo avuto molte occasione per parlare di lavoro, di tempo, di scelta di rotte, del carico, di tutto il possibile... Poi il secondo problema che abbiamo dovuto affrontare è stata la scelta della rotta visto che le previsioni davano condizioni di mare "brutto" per i giorni successivi. I guai infatti sono arrivati da una profonda depressione che, sebbene lontana quasi 1000 km dalla nostra rotta, ci ha interessato per alcuni giorni con onde di mare lungo di 5-6m, onde che purtroppo abbiamo dovuto "prendere" sul lato sinistro o a babordo con conseguente rollio della nave.
I nodi sono arrivati al pettine con puntualità il 21 marzo quando le onde di mare lungo sono iniziate a farsi sempre più alte. Vedere queste onde innalzarsi dal nulla sotto un cielo terso senza una nuvola, è veramente qualcosa di bellissimo. Il problema però è che il rollio della nave si è fatto sempre più importante tanto che una mattina, non potendo più dormire, sono salito sul ponte di comando ed ho assistito a qualcosa che non dimenticherò facilmente. Non appena ho aperto la porta ho visto la nave inclinarsi a destra, il capitano e l'ufficiale capo aggrappati alle loro poltrone dire "Be careful, this is nasty" e dopo un paio di secondi tutto quello che non era assicurato sui tavoli volare via e schiantarsi sulla parete di destra, compresa una sedia che non era stata legata. Tempo qualche secondo e la nave si è risollevata e tuffata giù dall'altra parte sinistra.
A seguito di questo pesante rollio che ha raggiunto un massimo di 30° abbiamo riportato dei piccoli danni che hanno costretto il capitano a fermare la nave per permettere ai marinai di eseguire i lavori di riparazione. Si è trattato di sette supporti in acciaio che fissavano i container al pavimento del ponte della nave; lo sforzo prodotto dall'inclinazione laterale ha fatto sì che gli anelli sul pavimento si spezzassero. Ci sono volute sei ore per sostituire e saldare tutti i pezzi durante le quali la nave è stata messa con la prua alle onde e fatta avanzare alla minima velocità possibile.
Durante queste ore me ne sono andato in giro per la nave e ho potuto vedere delle onde maestose arrivare, scivolare sotto la nave e sparire in lontananza. L'altezza media delle onde era quella prevista ma ogni tanto si presentavano un treno di onde di 8-9 metri che sono state alla base dell'incidente riportato. Durante lo stesso giorno e quello successivo la velocità della nave è stata diminuita e la rotta modificata per cercare di limitare l'eccessivo rollio, tuttavia ci sono state almeno un altro paio di "rollate" pesanti oltre il 20°.
Mangiare a tavola non è stato facile ma peggio è stato cercare di dormire. Per un paio di notti non ho dormito bene nonostante avessi cercato di costruire degli argini con i grandi cuscini del divano per impedire di cadere dal letto.
Le condizioni di mare peggiore sono durate circa due-tre giorni poi una volta giunti a 200 miglia nautiche dalle coste del Portogallo abbiamo potuto finalmente cambiare rotta verso il Canale della Manica.
Il tempo si è mantenuto bello per gran parte del viaggio con temperature sempre sopra i 20°C ma poi una volta avvicinatisi all'Europa il clima si è fatto decisamente più umido e freddo con anche un po' di pioggia in qualche occasione.
Siamo arrivato al largo delle coste del Belgio alla sera del venerdì 26 marzo per poi prendere a bordo il primo pilota alla pilot station di Wandelaar. Per raggiungere Anversa occorre percorrere un lungo canale e attraversare una chiusa. Il tutto ha richiesto l'utilizzo di tre diversi piloti e ben sette ore di navigazione. Alla fine abbiamo attraccato al molo alle 4.30 del mattino.
La vita a bordo non è mai tranquilla, ci sono sempre un sacco di cose da fare per tenere in ordine la nave e poi tutti hanno i loro turni di guardia in sala macchine o di sorveglianza sul ponte. Ho fatto amicizia un po' con tutti gli "ufficiali" indiani ed europei (i marinai filippini se ne stavano sempre tra di loro e non abbiamo interagito più di tanto). In particolare è stato l'ingegnere capo polacco che, visto il mio interesse per i dettagli tecnici e il funzionamento dei vari sistemi a bordo, mi ha portato più spesso in giro per la nave a vedere anche posti inusuali come ad esempio al camera di prua dove si avvolgono le catene delle ancora oppure dentro al funnel (il camino), oltre ovviamente alla sala macchine, alle cambuse e a tutti gli altri locali. Mi ha preso in simpatia tanto che ci ha invitato ad andare a trovare lui e la sua famiglia in Polonia quest'estate, occasione che con Silvia non ci siamo lasciati sfuggire. Così a luglio andremo una settimana in Polonia lungo la costa!

Pranzi e cene sono sempre stati abbondanti con ampia scelta grazie all'esperienza ventennale del cuoco filippino. Alla sera poi c'era sempre stato il tempo per sedersi sui divanetti del piccolo bar presente e parlare, scherzare, mangiare e bere (quanti cocktail con ghiaccio ho dovuto bere...).
Il carico era costituito soprattutto da banane per la precisione circa 4.000 pallet da 48 scatole ciascuno oltre ad ananas, verdure fresche, piante ornamentali ed altro materiale contenuto nei container. Il grosso comunque era comunque costituito dalle banane stipate nelle quattro stive "profonde" ben quattro "ponti/piani": un'immensità di banane, una cosa come 3.000 tonnellate di banane! Ma sapete quanto costa solo in termini di petrolio una traversata come quella da me effettuata? Oltre 300.000$!
Un'esperienza magnifica, impagabile, che mi ha permesso di vedere da vicino una nave e tutto quello che ci gira attorno in termini di carico ed operazioni a bordo e a terra oltre a comprendere quali sono i limiti di questo tipo di imbarcazioni. Ho adesso ben chiaro cosa significa per il capitano disporre di un buon servizio di weather-routing (assistenza meteo alla navigazione) che possa metterlo in grado di prendere le migliori decisioni possibili per portare a casa il carico intatto.
Ma è stata anche un'occasione per fare amicizie e conoscere modi, usi e costumi di altre parti del mondo (India, Polonia, Ucraina) a cui non si è sempre soliti e capire quanto sia vasto l'Oceano e quanto debba essere rispettata e non sfidata Madra Natura quando si manifesta in tutta la sua potenza (cosa che tra l'altro avevo già avuto modo di capire al cospetto dei tornado americani).


3 commenti:

CeciliaChristine ha detto...

La prossima volta che mangerò una banana immaginerò le onde del mare in tempesta!

ChristianM ha detto...

E io che pensavo che le banane le portasse Banana Joe... ;)

Kata ha detto...

Che bel viaggio! Tutta invidia. :)