martedì 24 novembre 2009

Italiani... davvero pressapochisti e inaffidabili ?

Finite le vacanze, oggi sono tornata al lavoro dove mi aspetta una bella settimana di notti in Pronto Soccorso. La prima è trascorsa tutto sommato tranquillamente, e ho avuto modo di scambiare pure quattro chiacchiere con il mio giovane collega - svedese - che mi affiancherà per tutta la settimana.
Si parlava di differenze culturali, di diversi modi di approccio al lavoro, e pian piano mi sono venute in mente le parole di chi commentava uno dei nostri precedenti post: "E non credete che all'estero possano pensare che gli emigranti italiani porteranno un "inquinamento" dell'ordine, visto che comunque siamo e resteremo italiani nel modo di fare e pensare?" 
Per quanto riguarda il mio ambiente lavorativo, io sono convinta di no e, cosa ancora più positivamente sorprendente, non lo pensano neppure i miei colleghi svedesi. Il perchè non è semplicemente "integrazione nell'ambiente di lavoro" ma anche trarre vantaggio dai tratti distintivi di chi proviene da culture diverse. Mi spiego meglio.
Gli italiani, di natura, sono abituati all'imprevisto, al fatto che le carte in tavola possono cambiare da un momento all'altro, all'improvvisazione e all'adattamento. Ovviamente ci sono delle differenze individuali, ma in genere chi ha vissuto più o meno a lungo in un Paese in cui le cose su cui si può fare affidamento sono pochine, rispecchia più o meno palesemente questo stereotipo.
Lo svedese medio, invece, ha una spiccata tendenza all'organizzazione, alla programmazione, ha le sue certezze incrollabili e fiducia cieca nel sistema. 
E quindi, chi sarà più adatto a lavorare in un ambiente in cui poche cose possono essere programmate, mentre l'imprevisto è la regola ? Chi avrà maggiore capacità di adattamento ? E' un dato di fatto che chi "funziona meglio" per esempio in Pronto Soccorso (e questo indipendentemente dalle capacità professionali in generale) sono gli italiani, e in generale colleghi che provengono da Paesi in cui l'improvvisazione e la capacità di far fronte efficacemente all'imprevisto sono parte integrante della cultura di un popolo. Questa ipotesi è sorretta anche da concreti dati numerici: sono uscite le statistiche sul pronto soccorso di Norrköping, e da maggio i tempi d'attesa si sono drasticamente ridotti proprio in concomitanza alla presenza in turno della sottoscritta e di alcuni altri colleghi; posso essere almeno un po' orgogliosa ? :-)
Gli svedesi, invece, "funzionano" molto bene nelle attività programmate, dove ogni cosa ha uno "slot" di tempo prefissato dal quale non si scappa, e dove la probabilità che si verifichi un imprevisto è piuttosto bassa, e si "scompensano" quando questo disgraziatamente accade.
Quindi, almeno nel mio caso, l'italiano è visto non come "quello che introduce elementi di disturbo, fa casino, arriva in ritardo e non è affidabile" ma come chi contribuisce, grazie anche al suo particolare modo di lavorare, al funzionamento del sistema.

6 commenti:

zucco ha detto...

Casinari? sicuramente! improvvisatori? pure. Però, parlando pur sempre di stereotipi, vale la pena ricordare che gli svedesi l'emergenza seria non sa cosa sia (inondazioni, terremoti, vulcani) e sno tranquilli per lo meno da prima della II guerra mondiale che, non me ne vogliano a detta degli storici forse è stata anche una fonte di reddito per la loro nazione.
Forse è stata una mia sensazione trasmessa da miei parenti naturalizzati svedesi, ma in occasione dello tsunami che ha seminato distruzione in estremo oriente noi eravamo là in poche ore organizzati, loro hanno avuto qualche problema logistico. Che dire? Ogni popolo e figlio della sua storia e della sua terra lasciando da parte la nostra storia assai incasinata, la Svezia è una volta e mezza l'Italia, ricca di risorse con 8 milioni e mezzo di abitanti. Intendiamoci, io sto seriamente valutanto la possibilità di trasferirmi e S e G lo sanno, ma i dati sono dati.

marghe ha detto...

Eh, sì, concordo. Mi sembra di sentire le parole di mio marito, che per qualche anno ha collaborato ad un progetto europeo con partner tedeschi. Mi diceva che quando ci sono i casini, specialmente all'ultimo momento, noi italiani ce la cavavamo meglio degli altri, e per questo avevamo la loro ammirazione. Nella routine, invece, i colleghi tedeschi erano molto più efficienti. E concordo anche con Zucco. Infatti, non a caso, la nostra protezione civile è un modello per altri Paesi (anche se certe volte fa casini, eccome!). Vedi ad esempio cosa (non) hanno combinato gli USA con l'uragano Kathrina.
Ciao ciao!

andima ha detto...

belle riflessioni sui possibili approcci della cultura dell'arrangiarsi e non solo!:) non ci avevo mai pensato e il post mi e' piaciuto davvero!

Giovanni Turra ha detto...

Bello! Ciao!

Anonimo ha detto...

Aaahh come non posso darti ragione, a volte gli svedesi quando c'e' un interrupt di un codice diverso vanno in panico, in crisi..
Quanto odio la loro routine programmata.
Saluti dallo småland. Bel blog ;-)

NordlysSørensen ha detto...

"Lo svedese medio, invece, ha una spiccata tendenza all'organizzazione, alla programmazione, ha le sue certezze incrollabili e fiducia cieca nel sistema"
Non rispecchio l'italiano medio. in questo somiglio di più agli svedesi. Qualunque imprevisto, anche il più banale e quello che con l'italia non c'entra, mi infastidisce.