giovedì 4 febbraio 2010

Inferno e Paradiso

Oggi come tutti i giorni sono andato al corso di svedese. Tutto è filato sempre liscio in questi giorni fino ad oggi quando per alcuni minuti si sono vissuti attimi di "tensione". Cosa può essere mai successo vi chiederete voi? Nulla di particolare per me e per la maggioranza dei presenti ma per qualcun altro invece l'episodio ha sollevato spinose questioni religiose.
Il fatto scatenante è stata la lettura di una storiella in svedese scelta per la presenza di diverse parole dalla pronuncia difficile, ricca di suoni tipicamente svedesi, dove tutti noi potevamo esercitarci. Fatto sta che non appena l'insegnante ha iniziato a leggere, subito un ragazzo (di cui non conoscevo ancora il paese d'origine) ha interrotto l'insegnante chiedendo di cambiare storia altrimenti lui avrebbe lasciato l'aula.
Quella incriminata è una simpatica storiella molto istruttiva in cui i protagonisti sono un uomo e Dio, dove l'uomo cerca una risposta alla differenza tra Inferno e Paradiso. Nulla da eccepire per noi, ma per il ragazzo, il fatto di dover parlare di Dio (anche se la storiella aveva poco a che fare con l'aspetto religioso) e il semplice fatto di dover leggere la parola Dio era qualcosa di inaccettabile. Così è iniziata una discussione tra il ragazzo che spiegava le sue motivazioni in inglese e la nostra insegnante che, con la sua impassibilità tipicamente svedese, rispondeva in svedese, cercando di fargli capire che poi non c'era nulla di male in fin dei conti, che la storiella aveva un buon esito... ma nulla da fare, il ragazzo continuava ad insistere prendendo la cosa molto seriamente, mentre la classe in completo silenzio (ammutolita) assisteva alla scena. L'insegnante dopo aver suggerito al ragazzo di andare a parlare con il rettore per spiegare la sua "incazzatura" ha deciso di proseguire (giustamente) e il ragazzo ha lasciato l'aula. GULP !

Quando ho poi parlato con la mia vicina di banco (irachena di Bagdag) mi ha confermato che il tipo a suo avviso aveva preso la cosa un po' troppo alla lettera.... in fin dei conti, a sentir lei, siamo qui per apprendere una lingua e per imparare a convivere con una cultura diversa dalla propria (specie quando vivi in un paese come ospite, aggiungo io!). Ad ogni modo la storia non è finita qui: tutti hanno letto il loro pezzo per esercitare la propria pronuncia ad esclusione di una ragazza (che tra l'altro porta sempre una cuffia di lana in testa sopra il velo) che ha preferito non leggere.
Alla fine ho scoperto che il tipo viene dallo Yemen. Non oso immaginare cosa avrebbe detto se qualcuno avesse proposto di vedere il film "Una settimana da Dio" con Jim Carrey...

Vabbè, per togliere tutti i dubbi, ecco il testo incriminato. Chi mastica un pochino di svedese lo può leggere in originale, per chi ha bisogno di un aiutino più sotto mi sono cimentato in una traduzione; forse qualcuno la conoscerà già...

"En man fick chansen att träffa Gud och där få en fråga besvarad. Han bad Gud att förklara skillnaden mellan himlen och helvetet.
Gud tog honom först med till helvetet. De kom in i ett rum där mannen kände den ljuvligaste doft av mat. Han såg en stor gryta över en eld och människor som stod runt omkring. Det konstiga var att människorna runt grytan såg eländiga och svältfödda ut. Alla hade mycket långa skedar som räckte ända ner i grytan, men på grund av att skedarna var så långa, lyckades de inte få upp maten till sin egen mun och de dog sakta men säkert av svält.
När de sedan kom in i himlen, kom de till ett likadant rum med samma ljuvliga doft, en gryta med stuvning och människor med lika långa skedar. De som stod runt grytan såg välnärda ut och glada. De åt och skrattade.
– Men, sa mannen, hur kan det vara en sådan skillnad?
– Enkelt, sa Gud, här har de lärt sig att mata varandra"

"Un uomo ebbe la possibilità di incontrare Dio ed avere così la risposta ad una sua domanda. Voleva che Dio gli spiegasse la differenza tra il paradiso e l'inferno.
Dio lo portò prima all'inferno. Arrivarono in una stanza dove l'uomo sentì il più buon profumo di cibo. L'uomo vide una grande pentola sul fuoco e degli uomini che vi stavano attorno. La cosa strana era che gli uomini attorno alla pentola sembravano miserabili ed quasi morti di fame. Tutti avevano dei cucchiai molto lunghi che finivano proprio dentro la pentola, ma per il fatto che erano così lunghi, gli uomini non riuscivano a portare il cibo alla bocca e così erano destinati a morire di fame.
Quando poi l'uomo e Dio andarono in paradiso, arrivarono in una stanza simile con lo stesso buon profumo, la pentola con lo stufato e gli uomini con gli stessi lunghi cucchiai. Quelli che stavano attorno alla pentola sembravano soddisfatti e contenti. Avevano mangiato e ridevano.
- Ma, disse l'uomo, come puà esserci una tale differenza?
- Facile, disse Dio, qui hanno imparato a darsi da mangiare a vicenda".

13 commenti:

Julia ha detto...

Leggo da ieri il vostro meraviglioso blog. Grazie a voi provo (senza fatiche) una bellissima esperienza. E questa storiellina non arriva a caso... In bocca al lupo! Siete un grande insegnamento
Julia

leonardo ha detto...

a parte il fatto che la storiella è particolarmente graziosa, deliziosa direi, vorrei pure sottolineare che alcune manifestazioni di rigore religioso derivano dall'assenza di alcuni processi che portano allo sviluppo della laicità (e a volte degenerano nel laicismo). La cultura islamica non ha avuto il secolo dei lumi, e questa è un'evidenza storica facilmente rintracciabile visitando paesi meno secolarizzati della penisola arabica e dell'africa settentrionale. Qualcosa ora si sta timidamente smuovendo, basti guardare agli emirati arabi uniti. nondimeno, nel vicino oman la situazione è già ben diversa, acuendosi poi nello yemen.
in definitiva, credo che per il momento sia inevitabile il manifestarsi di certe posizioni, in quanto non c'è stato ancora un impatto culturale tale da razionalizzare, almeno minimamente, la pratica religiosa e l'osservanza dei precetti.

vi leggo sempre con piacere!

L

patrizia ha detto...

ma anche li..... io sono molto ignorante in materia.... vado daccordo con tutti.... però c'è un limite a tutto.... quello che sta succedendo nel mondo è una cosa allucinante... quello che sta accadendo in Svizzera pure....
non so in Italia, ma da noi dopo una votazione democratica è stata vietata la costruzione dei minareti... ci minacciano a destra e a sinistra .... in questi giorni una scuola in un paese ha riintrodotto il crocifisso in un CORRIDOIO... non in un'aula... in CORRIDOIO... e sono già scoppiate le polemiche.....
inutile andare avanti....
un abbraccio
pat

TopGun ha detto...

Un evento, "succoso".
L'integrazione è un problema che tutti i paesi Europei si trovano ad affrontare.
In Francia si è recentemente parlato riguardo al divieto di indossare il velo.

Io penso che le cose vanno fatte un passo alla volta.
Penso che se mi sposto in un paese le cui tradizioni, usi e costumi non mi piacciono, l'errore è a monte.
Penso che se mi sposto in casa d'altri devo fare mie le loro regole.

L'ultimo punto, essendo noi europei, è facile da recepire.
Infondo nonostante ci siano enormi diversità alla fin fine siamo europei, occidentali.

La persona che ha protestato, avrebbe dovuto mettere in conto che se a lui il riferimento dava fastidio, magari al resto della classe no.

Ovviamente noi non sappiamo al di là di tutto cosa gli passasse per la mente.

@Patrizia l'Italia è un discorso a parte :)
se vogliamo fare le cose con la maggior correttezza possibile, nelle classi Italiane non si sarebbero dovuti essere simboli religiosi di alcuna sorta oppure tutti i simboli religiosi di tutte le religioni.

La scuola insegna,coltiva, aiuta a crescere.
è di tutti, non solo di noi cattolici.

Il discorso moschee\chiese (noi diamo i permessi in casa nostra "loro" in casa loro no) è complicato e sono già fuori tema.


Consiglio il film "racconti da Stoccolma", un film ad episodi.
uno riguarda il problema della religione ed ha come protagonista una famiglia musulmana.

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=47047

Marco - Osio ha detto...

>Penso che se mi sposto in un paese >le cui tradizioni, usi e costumi >non mi piacciono, l'errore è a >monte.Penso che se mi sposto in >casa d'altri devo fare mie le loro >regole.

e anche:

>La persona che ha protestato, >avrebbe dovuto mettere in conto >che se a lui il riferimento dava >fastidio, magari al resto della >classe no.

totalmente d'accordo con quanto dici.

un saluto.

Anonimo ha detto...

Chissa cosa sarebbe successo se avesse visto questo :
http://www.youtube.com/watch?v=BNf-P_5u_Hw

Francesca ha detto...

Sono d'accordo con Leonardo..questo modo di vivere la religione che esclude la tolleranza e il rispetto di chi la pensa in modo diverso la capisco poco..e questo post mi fa molto riflettere..

Dario B. ha detto...

Vi ho sentiti su Radio 24 e mi sono annotato il nome del blog. Vi ammiro perché avete fatto la scelta che io non ho avuto il coraggio di fare, e sono tuttora invischiato nel mondo accademico italiano. Vi mando un saluto e una storiella, raccontatami a suo tempo da un fisico egiziano, musulmano osservante e fonte inesauribile di bonarie barzellette con venature religiose. Erano i primi anni '90, un periodo in cui tra religioni diverse si parlava di più e si rivendicava di meno:

Adamo chiede ad Allah di rivedere la terra. Allah lo accontenta, e i due la sorvolano insieme
Adamo: Ma cos'è quell'enorme città, piena di traffico caotico, con ponti a più piani su un grande fiume?
Allah: Non la riconosci? È Il Cairo!
Adamo: Ai miei tempi c'era solo un villaggio di capanne di fango... e quell'enorme santuario pieno di luci, con milioni di pellegrini che Ti lodano?
Allah: Eh... quella è la Mecca! Bella, vero?

Adamo: Ai miei tempi c'era solo una pietra nera in mezzo al deserto... e laggiù, tutti quei grattacieli?

Allah: Abu Dhabi... ne hano fatti di soldi, eh?
Adamo: incredibile... e laggiù? Ah non dirmi niente, quello lo riconosco, l'ho lasciato proprio così, è lo Yemen!

Diego DDM ha detto...

gabriele, pensavo ti riferissi al famoso film "Svezia, inferno e paradiso"

http://www.imdb.com/title/tt0063660/

se non lo hai visto ve lo consiglio. ma ricordatevi di prenderlo con le pinze..

TopGun ha detto...

@Diego

hai detto bene penderlo con le pinze.
è assolutamente da vedere.
la summa prodotta dal peggio del peggio che l'Italia è in grado di esprimere.
un documentario pieno di luoghi comuni terribili.

io ricordo come vengono trattati e un pò derisi, i padri Svedesi che lavano i piatti e si occupano un pò più attivamente dei figli.

un "documentario" da vedere e stampare nella memoria.
(documentario è virgolettato perché di solito un lavoro di questo genere serve a raccontare una realtà, ma il vero documentario è il confrontarsi con la mentalità chiusa e bigotta di chi lo ha girato...ammesso che questo non sia stato fatto volutamente)

leonardo ha detto...

posso dirmi, in generale, abbastanza d'accordo sulla necessità di rispettare ed accettare le regole del paese ospitante. per ridurla grossolanamente, si potrebbe dire che è una questione di buon senso. in fondo, se mi sposto in un dato paese, lo faccio con cognizione di causa. almeno, così dovrebbe essere. ne discende che non è ammissibile che io mi sorprenda o mi offenda o mi ribelli, arbitrariamente, ex abrupto, ai costumi e, cosa ancor più grave, alle leggi del paese che mi ospita. o quanto meno, dato che nessuno può vietarmi di provare irritazione per qualcosa che non condivido, non è ammissibile che questa irritazione venga manifestata onde costituire un ostacolo al corretto funzionamento delle dinamiche sociali.

La rimozione dei crocifissi forse è una storia un po' controversa, sotto questo punto di vista. non voglio sfruttare come argomentazione il fatto che uno dei due interlocutori sia, per molti versi, più intransigente dell'altro (provate ad entrare alla Mecca con un Vangelo in mano), in quanto sarebbe forse un'argomentazione un po' pretestuosa. credo che sia più utile osservare che se un'eventuale rimozione dei crocifissi deve avvenire, allora questa deve derivare da una maturazione culturale ponderata e radicata in primo luogo nella nazione italiana (ossia condivisa dal popolo, non tanto numericamente, quanto culturalmente), non già da una richiesta improvvisa e provocatoria. Nel primo caso si fa una scelta culturale, nel secondo caso si cede ad un capriccio. Più elegante è il gesto dello studente che sentendosi offeso abbandona l'aula, a questo punto.

Spero perdoniate lo stile prolisso.

L

Giulia ha detto...

Ho molto apprezzato la storiella.
Ancora di più il comportamento dell'insegnante. In tempi di opposti integralismi a volte non è facile trovare il giusto equilibrio tra rispetto per gli altri e per se stessi, senza scadere nell'intolleranza da un lato e dall'altro, nell'eccessivo "politically correct", per così dire. Il ragazzo che protestava avrà trovato qualcosa su cui riflettere e magari non sarà contento, ma non potrà dire di non essere stato trattato con rispetto. Qualcosa che certi "abbaiatori" nostrani, che non si rendono conto del peso delle parole, dovrebbero imparare

Hans Halmsson ha detto...

contribuisco con una notizia senza commento

http://www.thelocal.se/20684/20090715/